È quando il futuro fa paura che la fantascienza diventa importante

Articolo di CHARLES STROSS, pubblicato su io9 con il titolo Charles Stross on Why Scifi Matters More When the Future Looks So Dangerous

“Pronto? Ufficio reclami? Volevo fare una segnalazione riguardo al futuro dell’anno scorso. Si è guastato!”

È probabile che non pochi di noi abbiano espresso così il loro sarcasmo riguardo all’annus horribilis 2016 (politica a parte, mi limito a ricordarvi: David Bowie, Prince, Carrie Fisher*). Ma c’è un semino di verità nell’affermazione che il primo gennaio 2016 nessuno avrebbe potuto prevedere la situazione politica globale del 31 dicembre.
Pensate solo per un attimo alle elezioni presidenziali americane: il primo gennaio 2016 la candidatura di Hillary Clinton era praticamente blindata, mentre in area repubblicana non c’era l’ombra né di un candidato né di una maggioranza collegiale. Allo stesso modo solo pochissimi esperti avevano previsto che l’elettorato inglese, di solito così remissivo, avrebbe morso la mano che lo nutriva votando in lieve maggioranza per un’uscita dall’Unione Europea.

Il 2016 è stato l’anno in cui la politica mondiale è diventata non-lineare. E su questa nota preferisco abbandonare i discorsi politici per parlare di fantascienza.

Volendo fare una generalizzazione molto grezza, la fantascienza si può dividere in due: quella che riguarda il lontano futuro e quella che riguarda il presente – o il futuro prossimo.
È divertente scrivere storie ambientate molto in là nel futuro. Ti permette, tra l’altro, di stare al riparo dalle trappole e dalle insidie della storia presente. Quando agisci in un contesto come l’anno 2400-e-rotti di Star Trek, gli eventi del 2016 ti sembrano remoti come quelli del 1916, o del 1816, perfino. E quando scrivo “remoti” non intendo dire che le genti del 2400 potrebbero non aver mai sentito parlare di Donald Trump: intendo che potrebbero non aver mai sentito parlare degli Stati Uniti d’America. Per noi il 2400 è lontano nel tempo tanto quanto il 1632.

Le ambientazioni nel futuro prossimo, invece, sono tutta un’altra faccenda.

Scrivo qui perché ho un editore molto motivato a far spargere la voce sul mio ultimo romanzo, Empire Games, ambientato nel 2020 di una realtà alternativa. È l’evoluzione di quanto accaduto nei romanzi precedenti della serie Merchant Princes, saga che ha gettato l’esca spacciandosi per un fantasy coi portali magici e poi ha cambiato le carte in tavola: prendendo sul serio le sue premesse è diventato un technothriller con presidenti assassinati da ordigni nucleari portatili americani rubati, guerre tra India e Pakistan, e infine bombardamenti a tappeto della costa est di un’altra linea temporale, con B-52 e bombe H.
Ho finito l’ultimo romanzo della serie precedente nel 2009 e ho iniziato a lavorare su Empire Games nel 2013 – col sottofondo di Wikileaks, Edward Snowden e il suo autentico bombardamento di rivelazioni sull’NSA… il tutto mentre il mio editor voleva che scremassi un po’ tutte le faccende di Russia e spionaggio perché “le spie sono roba vecchia e fuori moda”.

Il fatto è questo: partendo da un universo parallelo che è rimasto quasi indistinguibile dal nostro fino al 2003, ho finito per creare un’ambientazione fantascientifica estremamente interessante e bizzarra. Nel 2014 il mio interesse era focalizzato sull’emergere di uno Stato di Sorveglianza in un’America dove i cellulari sono diffusi, internet è dappertutto e il governo, con la scusa di dare la caccia ai narcotrafficanti extradimensionali, ha dichiarato una guerra senza fine al multiverso tutto.
Scrivevo tenendo a mente le rivelazioni di Snowden e utilizzando ciò che rimaneva della Guerra Fredda terminata nel ’91, “vecchia e fuori moda”, per fare della satira tagliente: Rita, la protagonista di Empire Games, è stata allevata da una feroce ex-spia della Stasi… la recluta ideale per un’agenzia governativa segreta americana!

Poi è arrivato il 2016 e mi ha sputtanato.
Nello stesso mese in cui esce il mio romanzo, tutte le notizie principali parlano di ex spie sovietiche che avrebbero raccolto materiale “cuompruomettente” per ricattare il nuovo presidente americano! Davvero, Vladimir Putin ha riesumato il caro, vecchio KGB: nulla batte la brand awareness dei classici!
Repliche di The Americans a valanga in tv. Governi che mostrano i denti per dispute territoriali sul Mar Cinese Meridionale. Server di posta elettronica hackerati alla luce del sole. E per finire, l’ennesimo particolare che sembra preso dalla trama del mio libro: personaggi razzisti e omofobi senza ritegno che cercano di condizionare la politica del paese.

Alcuni elementi di Empire Games sono e rimangono pura fantascienza d’evasione. Per quel che ne so, non viviamo in un mondo dove gli Stati Uniti hanno la tecnologia per inviare droni a mappare universi paralleli disabitati in cerca di petrolio. La Sicurezza Nazionale non gode di finanziamenti illimitati per proteggerci dalle minacce extradimensionali. Non abbiamo nemmeno una presidente donna e Democratica – anche se la presidente, in Empire Games, non è certo Hillary Clinton.

La fantascienza ambientata nel futuro prossimo non è narrativa d’anticipazione: più che riflettere la società reale, la distorce, come farebbe uno specchio deformante in un luna park. Ma forse, nel mondo della post-verità, contemplare deliberatamente le non-verità è l’unico modo per conservare la nostra capacità di discernere il vero nei collage che i media ci propinano.

Sorveglianza statale con obiettivi dichiarati diversi da quelli effettivi (e taciuti)? Fatto.
Burocrazie spionistiche più interessate all’autoconservazione che allo svolgimento dei propri compiti ufficiali? Fatto.
Agenzie governative infiltrate da gruppi esterni che le manovrano per i propri scopi, come vespe che depongono le uova nel corpo di un bruco paralizzato? Fatto.
Ecco cosa può fare per noi la “fantascienza prossima”: appiccica dei comodi appigli – spiegazioni che possiamo afferrare – a modelli e fenomeni che imitano il mondo reale, e ci offre la possibilità di dedurre le intenzioni dei manipolatori occulti.

Per questo, nell’era della post-verità, la fantascienza che parla di dopodomani è decisamente attuale. E pericolosa.

*(Concedo al 2016 le attenuanti per Leonard Cohen: dopotutto aveva 82 anni)

Autore: CHARLES STROSS
Titolo originale: Charles Stross on Why Scifi Matters More When the Future Looks So Dangerous

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